Arbovirosi in Italia: cosa dicono i dati su virus e prevenzione

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Le arbovirosi sono infezioni virali trasmesse da artropodi vettori, come zanzare, zecche e flebotomi. In Italia rappresentano un tema importante per la salute pubblica, sia per i casi associati ai viaggi internazionali sia per la possibilità che alcune infezioni vengano trasmesse localmente attraverso vettori presenti sul territorio. Per questo motivo, il monitoraggio epidemiologico e il controllo degli insetti vettori sono strumenti fondamentali per la prevenzione.

Il più recente aggiornamento dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato il 22 ottobre 2026 con dati riferiti al 20 ottobre, riporta 363 casi confermati di Dengue, 30 di Chikungunya e 4 di Zika virus in Italia dall’inizio dell’anno. I numeri comprendono sia infezioni associate a viaggi all’estero sia casi autoctoni, cioè contratti in Italia. La distinzione è importante per comprendere come si distribuisce il rischio e quale ruolo possa avere il controllo dei vettori nella prevenzione.


Arbovirosi in Italia: i dati ISS aggiornati a ottobre 2026

Il bollettino ISS del 22 ottobre offre una fotografia della diffusione di alcune arbovirosi nel nostro Paese. Dal 1° gennaio al 20 ottobre, il sistema nazionale di sorveglianza ha registrato i seguenti casi confermati:

  • Dengue: 363 casi, di cui 73 autoctoni e i restanti associati a viaggi all’estero. Il 51% dei casi associati a viaggi riportava le Maldive come luogo di esposizione. Non sono stati segnalati decessi.
  • Chikungunya: 30 casi, di cui 1 autoctono e gli altri associati a viaggi all’estero. Le Seychelles rappresentavano il luogo di esposizione nel 34% dei casi. Non sono stati segnalati decessi.
  • Zika virus: 4 casi, tutti associati a viaggi all’estero. Non sono stati segnalati decessi.

Questi dati mostrano perché sia necessario distinguere le infezioni importate da quelle autoctone. Un caso importato riguarda una persona che ha contratto l’infezione durante un soggiorno all’estero; un caso autoctono, invece, indica una trasmissione avvenuta sul territorio italiano. Perché quest’ultima si verifichi, in presenza di un caso infetto deve esserci un vettore competente in grado di trasmettere il virus.

I numeri, inoltre, non devono essere interpretati come una previsione automatica dell’andamento futuro. La sorveglianza permette di seguire l’evoluzione dei casi e di individuare situazioni che richiedono attenzione, ma la distribuzione delle infezioni dipende da diversi fattori, tra cui gli spostamenti delle persone, la presenza dei vettori e le condizioni ambientali. Per consultare gli aggiornamenti è possibile fare riferimento alla dashboard ISS sulle arbovirosi e alla pagina dedicata alla sorveglianza nazionale e ai bollettini periodici.


Che cosa sono le arbovirosi e come si trasmettono?

Il termine arbovirosi comprende diverse infezioni causate da virus trasmessi attraverso artropodi vettori. Non si tratta, quindi, di un’unica malattia: ogni virus può avere caratteristiche specifiche, coinvolgere vettori differenti e provocare manifestazioni cliniche diverse.

Tra le arbovirosi monitorate in Italia figurano Dengue, Chikungunya, Zika, West Nile, Usutu, encefalite da zecca (TBE) e infezioni neuro-invasive da virus Toscana. Le modalità di trasmissione variano in base al virus: alcune infezioni sono associate principalmente alle zanzare, altre alle zecche o ai flebotomi, comunemente conosciuti come pappataci.

Per Dengue, Chikungunya e Zika, i principali vettori sono zanzare del genere Aedes, tra cui la zanzara tigre (Aedes albopictus), presente anche in Italia. Il West Nile Virus e il virus Usutu sono invece associati soprattutto a zanzare del genere Culex e a cicli di trasmissione che coinvolgono gli uccelli. Il virus Toscana viene trasmesso principalmente dai flebotomi, mentre la TBE è associata alla puntura di zecche infette.

Queste differenze sono fondamentali anche dal punto di vista preventivo. Non esiste un unico intervento valido contro tutti i vettori: le misure devono essere adattate alla specie interessata, al contesto ambientale e alla situazione epidemiologica.


Dengue, Chikungunya, Zika e West Nile: quali differenze?

Sebbene siano tutte riconducibili al gruppo delle arbovirosi, queste infezioni non devono essere confuse. Conoscere le differenze aiuta a comprendere perché la sorveglianza e le misure di prevenzione siano specifiche per ciascun virus.

  • La Dengue è trasmessa principalmente da zanzare del genere Aedes. Può provocare febbre, cefalea, dolori muscolari e articolari, nausea ed eruzioni cutanee. In alcuni casi può evolvere in forme gravi, che richiedono assistenza medica.
  • La Chikungunya viene trasmessa dagli stessi principali generi di zanzare e si caratterizza soprattutto per la comparsa improvvisa di febbre e dolori articolari, che in alcune persone possono persistere a lungo. La presenza della zanzara tigre rende importante prevenire le punture e controllare i focolai larvali.
  • L’infezione da Zika virus è spesso asintomatica o provoca sintomi generalmente lievi, come febbre, eruzione cutanea, congiuntivite e dolori articolari. L’infezione durante la gravidanza può comportare rischi specifici per il feto, motivo per cui è importante seguire le indicazioni delle autorità sanitarie e del medico in caso di esposizione.
  • Il West Nile Virus, invece, segue prevalentemente un ciclo di trasmissione tra uccelli e zanzare, soprattutto del genere Culex. L’uomo può essere infettato dalla puntura di una zanzara infetta, ma non rappresenta normalmente un elemento rilevante per il mantenimento del ciclo di trasmissione. Molte infezioni sono asintomatiche, mentre una piccola parte può provocare manifestazioni neurologiche gravi.

Per West Nile e Usutu l’ISS pubblica aggiornamenti dedicati, distinti dal bollettino che riporta i dati di Dengue, Chikungunya e Zika. Per questo motivo, per avere un quadro completo della situazione italiana è importante consultare anche la pagina ISS dedicata alla sorveglianza di West Nile e Usutu.


Come prevenire le arbovirosi e ridurre la presenza delle zanzare

La prevenzione delle arbovirosi trasmesse dalle zanzare si basa soprattutto sulla riduzione delle punture e sul controllo dei vettori. Un ruolo importante è svolto dalla gestione dei ristagni d’acqua, perché molte zanzare depongono le uova in piccoli accumuli presenti anche in contesti domestici e urbani.

Sottovasi, secchi, contenitori lasciati all’aperto, grondaie o altri punti in cui l’acqua ristagna possono diventare focolai larvali. Svuotare regolarmente i contenitori, coprire quelli che devono necessariamente raccogliere acqua e mantenere pulite le aree esterne aiuta a ridurre le opportunità di riproduzione. Le misure vanno adattate alla specie presente e alle indicazioni delle autorità locali.

Per limitare le punture è utile utilizzare repellenti cutanei autorizzati, seguendo le istruzioni riportate in etichetta, indossare abiti che coprano braccia e gambe quando opportuno e installare zanzariere alle finestre. Durante i viaggi verso aree in cui circolano arbovirus, è importante informarsi sulle misure raccomandate e proteggersi dalle punture anche durante il giorno, quando alcune specie di Aedes sono particolarmente attive.

Le misure individuali sono importanti, ma non sempre sufficienti. Nelle aree in cui la presenza delle zanzare è elevata, il controllo dei focolai e il monitoraggio dei vettori possono richiedere interventi coordinati tra cittadini, amministrazioni e operatori specializzati.


Disinfestazione professionale e controllo dei vettori

Il controllo degli insetti vettori è una componente della prevenzione delle arbovirosi, ma deve essere condotto in modo mirato. Un intervento efficace parte dall’identificazione del vettore, dalla valutazione dell’ambiente e dall’individuazione dei punti in cui gli insetti si riproducono o trovano condizioni favorevoli.

Nel caso delle zanzare, il controllo larvale riveste un ruolo importante perché permette di intervenire sui focolai prima che gli insetti raggiungano lo stadio adulto. Quando necessario, possono essere valutati anche trattamenti adulticidi, da effettuare secondo le indicazioni tecniche e le disposizioni applicabili al contesto. La scelta degli interventi dipende dalla situazione locale e non può essere stabilita in modo uniforme per ogni area.

Quark opera nel settore della disinfestazione e del controllo degli infestanti, con servizi da valutare in funzione delle caratteristiche degli ambienti e del problema riscontrato. In presenza di una significativa proliferazione di zanzare, un intervento professionale può contribuire a ridurre la densità dei vettori, soprattutto quando viene integrato con la rimozione dei ristagni e con le misure preventive adottate da cittadini e gestori degli spazi.

È importante ricordare che la disinfestazione non garantisce da sola l’eliminazione del rischio di infezione. La prevenzione delle arbovirosi richiede un approccio integrato, basato su sorveglianza epidemiologica, controllo dei vettori, protezione individuale e collaborazione tra enti pubblici, professionisti e comunità.


FAQ: Arbovirosi in Italia

  • Quanti casi di arbovirosi sono stati registrati in Italia nel 2026?
    Secondo il bollettino ISS pubblicato il 22 ottobre 2026, con dati aggiornati al 20 ottobre, sono stati confermati 363 casi di Dengue, 30 di Chikungunya e 4 di Zika virus. Per West Nile e Usutu vengono pubblicati report separati, consultabili nella sezione dedicata alla sorveglianza dell’ISS. I dati possono essere aggiornati con le successive pubblicazioni.
  • Che cosa significa caso autoctono di arbovirosi?
    Un caso autoctono è un’infezione contratta nel territorio in cui viene segnalata, anziché durante un viaggio all’estero. Per le arbovirosi trasmesse dalle zanzare, ciò significa che una persona è stata infettata da un vettore presente localmente. Distinguere i casi autoctoni da quelli importati aiuta a valutare se e dove si stia verificando una trasmissione locale.
  • Quali zanzare trasmettono le arbovirosi in Italia?
    Le zanzare del genere Aedes, tra cui la zanzara tigre, possono trasmettere virus come Dengue, Chikungunya e Zika. Il West Nile Virus e il virus Usutu sono invece associati soprattutto a zanzare del genere Culex. Poiché i vettori e i cicli di trasmissione differiscono, anche le strategie di prevenzione e controllo devono essere specifiche.
  • La disinfestazione delle zanzare può prevenire le arbovirosi?
    Il controllo professionale delle zanzare può contribuire a ridurre la presenza dei vettori e le occasioni di puntura, ma non elimina da solo ogni rischio di trasmissione. Gli interventi devono essere mirati e integrati con la rimozione dei ristagni d’acqua, le misure di protezione individuale e le indicazioni delle autorità sanitarie.
  • Come si può ridurre la proliferazione delle zanzare in giardino?
    È importante eliminare o gestire correttamente i ristagni d’acqua, svuotare i sottovasi, coprire i contenitori di raccolta e controllare periodicamente le aree in cui l’acqua può accumularsi. Se la presenza delle zanzare persiste o interessa spazi estesi, è possibile valutare un intervento professionale per individuare i focolai e scegliere le misure più appropriate.

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